"Yo soy contento de esperar que ría el alba, aunque yo llore lo que ella tardare en venir"
Don Quixote de la Mancha

lunedì 28 novembre 2016

Anni '80

Solo dopo capisci che i tuoi genitori erano moderni, avanti proprio. Quando ti ritrovi a leggere bambino-anni-ottanta-vs-bambino-moderno (questa è decisamente la versione più divertente delle liste nostalgiche anni '80 by Enrica Tesio) e ridi, ma non ridi come gli altri. Perché tu te le ricordi le merendine (tegolini, buondì, fiesta)... ma a te mica le lasciavano mangiare, e a merenda, a scuola, portavi il pane tostato con il prosciutto. Tu te li ricordi i cartoni giapponesi, violenti e con gli intrecci drammatici, ma solo perché te li raccontavano gli altri, che a casa tua bimbumbam non si poteva guardare (e per non si poteva intendo proprio che materialmente non si poteva, che l'antenna era sincronizzata solo sulla rai e tutto il resto era nebbia, e no, neanche Beverly Hills 90210 non te l'hanno fatto vedere). Che tu al cinema ci andasti una volta, una sola, a vedere Biancaneve e per il resto bisognava aspettare l'adolescenza. A te quando stavi male ti chiudevano in casa fino a quando non guarivi, perché non si fidavano mica di tutti i prodotti chimici delle medicine, decisamente moderni. E niente visto che gli altri bambini anni '80 adesso sono tutti omeopatia/biologico/montessori, io mi rilasso un po'.

domenica 27 novembre 2016

Perché i francesi sono snob (dentro)

Solo dopo nove anni,  ne ho la certezza, i francesi sono snob dentro.
Le prime volte che provi a chiedere informazioni e il francese, soprattutto il parigino, si gira senza rispondere, pensi altro che snob, sono proprio str...i. Solo dopo che mi hanno spiegato che se non dici bonjour prima di qualunque altra cosa (bonjour unicamente, excuse me o excusez moi, non funzionano), il francese ti considera talmente maleducato che non ti risponde neppure (snob dentro, non spreca neanche il fiato a farti notare il tuo errore).
Poi niente impari a dire bonjour anche a quello che pensi lavori all'ufficio al piano di sotto, ma non è che sia certo, magari gli somiglia unicamente. Ti ritrovi a dare baci a cinquanta persone prima di arrivare al tuo di ufficio (si perché con i colleghi bonjour non basta, ci vuole anche il doppio bacio), e quasi ti dimentichi che sono snob.
Fino all'ora di pranzo, perché è a tavola che il francese non riesce a nascondere di essere snob dentro. Mangiare une entrée (antipasto) dopo il piatto principale (niente primo e secondo qui) è considerato eccentrico, ma mangiare il formaggio a un altro momento che a fine pasto, prima di dolce e caffè, è inconcepibile. Il pollo intero, e tutti gli altri volatili, ma anche la pizza, si tagliano esclusivamente con il coltello, anche se rischi di passarci due ore, l'uso delle forbici è sconosciuto. E le foglie d'insalata sono sempre intere e le mangiano intere! le piegano con la forchetta senza mai tagliarle, una roba comoda insomma. Che guarda io ci credo sulla fiducia che l'insalata è fresca, ma niente sono l'unica che la taglia.
Sembra che non ci siano blog d'italiani in Francia... forse sono diventati snob anche loro, ma non si vede subito da fuori, bisognerebbe andare a cena da loro e controllare che tagliano ancora l'insalata.

martedì 8 novembre 2016

Perché non dono i miei ovuli

Solo dopo aver avuto dei figli e aver firmato di essere a conoscenza della procedura, dei rischi e della garanzia di anonimato, si può fare dono dei propri ovuli.
Siccome io non lo so cosa avrei fatto se non avessi potuto avere figli (perché è facile parlare prima di viverle le cose), quando ho sento dire che donare gli ovuli è come donare il sangue o il midollo o gli organi, mi son chiesta perché mai allora io non li dovrei donare. (Qui in Francia, c’era la pubblicità per donare al laboratorio analisi).
Ma è che in verità, non mi sembra proprio la stessa cosa e non potrei vivere non sapendo dove siano finiti, i miei ovuli e soprattutto i miei geni.
In molti paesi, in Europa del nord (sempre loro, naturalmente) hanno cominciato a riconoscere il diritto alle origini di tutti i bambini, che siano adottati o nati da un dono. Sembra che in un primo momento i donatori siano diminuiti (specialmente i donatori di seme, che sono in numero maggiore), ma in seguito la popolazione di donatori ha ricominciato a crescere e si è stabilizzata. La spiegazione sarebbe che la popolazione è cambiata.
E infatti anche io potrei cambiare idea se sapessi che il diritto alle origini fosse garantito. Mi sembra una bella cosa che il bambino nato da un dono, possa conoscere o avere il nome e la foto del donatore/donatrice. Ma mica per fargli da seconda madre, che i bambini sono di chi li cresce, ma per principio, ecco, per il diritto di sapere.
Perché se un giorno un bambino, nato da un dono, che sta diventando adulto si chiedesse da dove viene quel naso enorme che si ritrova, allora che tutti nella sua famiglia hanno un grazioso nasino alla francese, bè vorrei che potesse telefonare o mandare un email e chiedere spiegazioni. E io potrei giustificarmi, spiegarli che la foto che gli hanno dato non è stata ritoccata con photoshop, ma che nella foto non si vede il naso di zio Mario e neanche quello di nonno Beppe. E che niente quando c’hai due nasi così nel ramo paterno e nel ramo materno, puoi solo incrociare le dita.

giovedì 27 ottobre 2016

Esercitazioni à l'école

Solo dopo una settimana, ho capito che i nanetti erano tornati da scuola tutti contenti di aver vinto a nascondino (avevano anche ricevuto un biglietto con scritto bravo) perché avevano fatto l'esercitazione anti-terrorismo.
Per voi che vivete in un paese dove le esercitazioni sono per evacuare la scuola, sappiate che qui si esercitano a stare tutti zitti in una stanza chiusa senza finestre... per fortuna alla materna amano ancora giocare a nascondino.

solo dopo

Apri un blog per far vedere le foto dei tuoi viaggi a qualche amico, perché vivi in Francia e non puoi invitarli nel salone a vedere le diapositive, che poi non si fa neanche più
solo dopo arriva fb, almeno per noi provinciali e solo dopo arriva whatsapp e niente il blog non serve più
Maybe

martedì 12 ottobre 2010

Leggendo

But I don't want comfort. I want God, I want poetry, I want real danger, I want freedom, I want goodness. I want sin. ... I'm claiming the right to be unhappy.

BraveNewWorld_FirstEdition


giovedì 25 marzo 2010

...e ancora Hanoi

14,15 e 16 gennaio
Questa città non mi stancherebbe mai, mi sembra che ci siano mille cose da fare e da vedere e per di più tutto cambia a un ritmo vertiginoso.
Questi ultimi giorni in Vietnam ci lasciano dei bellissimi ricordi:
Il mausoleo di Ho Chi Minh
Lo spettacolo delle marionette sull'acqua
I musei, le strade, i mercati

La baia d'Along

12 e 13 gennaio
Ci prendiamo giusto un paio di giorni di pausa dalla confusione... una piccola crociera nella baia d'Along... le foto parlano da sole: mare, isolette di calcare, sole, un giro in canoa.

Hanoi

11 gennaio
E finalmente la magnifica Hanoi... un po' caotica ma affascinante.

Hue

8, 9 e 10 gennaio
Il viaggio verso Hue, la città imperiale, è già una scoperta. Abbiamo scelto di farlo in treno per goderci il panorama e ne vale la pena. Peccato che fare foto era quasi impossibile.
A Hue ci accoglie una bruma che copre un po' tutto e che non ci lascerà per tutto il tempo del nostro soggiorno, ma sembra che sia normale in questa regione.
Il giorno dopo ci alziamo prestissimo per andare a visitare la città imperiale... pessima idea, passiamo un'ora sotto la pioggia a cercare un bancomat per ritirare dei soldi! Quando finalmente riusciamo a entrare piove ancora e smetterà solo nel pomeriggio. Ma la visita ci consola, il posto è veramente incredibile, sembra un paradiso abbandonato.
L'ultimo giorno a Hue lo dedichiamo ai templi disseminati nei dintorni... naturalmente li raggiungiamo in bici.
Ci godiamo la giornata, anche se alla fine restiamo con l'amaro in bocca perché siamo così ingenui da ascoltare per ore una signora che in realtà vuole solo soldi... ma proprio non ce lo aspettavamo perché il popolo vietnamita è un popolo onesto e rispettoso.